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| La Matrice è dedicata a S. Maria Maddalena e sorge nella parte superiore del paese, in vicinanza dell'antico castello.
La facciata è rivolta ad occidente e finisce in alto con una croce di ferro nel centro e le statue di S. Simone e S. Vito alle due estremità. Essa è disegnata in una vignetta del libro di cantofermo, eseguito da Sac. D. Santo Gigante nel secolo XVII.
L'interno della chiesa è diviso in tre navate da due ordini di colonne in muratura, dalle quali partono archi semicircolari, che sorreggono maestose pareti, sulle quali posa la volta di legno svariatissimamente rabescata. Questa è divisa in due parti da un arco, che occupa tutta la larghezza della navata centrale.
Le notizie storiche sono ricavate da un libro manoscritto di memorie conservate nell'archivio parrocchiale. L'epoca precisa della sua fondazione non è conosciuta; ma si può argomentare che, costruito il castello, cominciò a dilatarsi l'abitazione nei luoghi vicini ad esso, e la madre chiesa dovette essere innalzata la prima verso il 1200, quando sorse il paese. Nel 1230 essa esisteva con certezza, come risulta dall'iscrizione della Raccomandata. Però nel citato libro di memorie si legge che la maggiore chiesa fu fondata nel 1350; ma ciò è un errore di colui che lo scrisse.
L'opera più bella e anche più importante di tutta la chiesa è la tribuna maggiore. Essa è divisa in due parti, una inferiore che rappresenta la chiesa militante e l'altra superiore quella trionfante.
Nella prima parte sono dieci statue di stucco in grandezza naturale, che rappresentano gli apostoli, e in mezzo alle quali si trova quella di S. Maria Maddalena coli'iscrizione: apostola apostolorum 1622. Ogni statua ha al di sopra un angelo in atto di metterle sul capo una corona, sull'idea di Antonello Gagini del duomo di Palermo.
Nella seconda parte, che è la più importante, si trova nel centro il Dio Padre, fatto di stucco in grandezza straordinaria e circondato da molti angeli in atteggiamento di sonare e cantare, dai quattro evangelisti e da altri santi. Nelle parti laterali trovansi due quadretti, eseguiti da Bernardino Flocci e rappresentanti uno l'incontro del Cristo risorto con S. Maria Maddalena e l'altro il Cristo cogli apostoli dentro una barca. All'esterno della tribuna, si vedono le statue di S. Pietro a destra S. Paolo a sinistra, e al di sopra di tutta la tribuna la titolare della chiesa con diversi angioletti e Adamo ed Èva.
Questo splendido lavoro è opera dei fratelli maestri Scipione, Francesco e PaoloLivolsi da Tusa, come risulta da atto in notar Francesco La Vignerà ali settembre V ind. 1621 e il prezzo totale fu onze 525,6 oltre onze 218. 2. 5. per l'opera di indoratura. Esso fu finito nel 1630, perché a 6 luglio XIII ind. di detto anno, con altro atto presso il detto Francesco La Vignerà, fu adibito il maestro Giovan Pietro Senzali per fare la detta indoratura. |
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| Chiesa di San Francesco d'Assisi |
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| Dopo la Matrice la chiesa più importante del quartiere omonimo è quella di S. Francesco. Le notizie relative alla detta chiesa sono state ricavate dal libro delle rendite, scritto dal P. Bonaventura Sceusa nel 1791 e conservato in quest'ufficio del Registro. Egli racconta che nell'anno 1503 un certo Nicolo La Priola fece il suo testamento presso il notaro Antonino Bonafede da Ciminna, in data del 29 ottobre VII ind., lasciando erede universale del suo vasto patrimonio la ven. chiesa di S. Francesco d'Assisi, da edificarsi colle sue rendite, e delegando come esecutori della sua ultima volontà i minori Conventuali.
Questi accettarono l'incarico con molto piacere, perché avevano il desiderio d'ingrandire il loro convento; ma non potevano farlo per la ristrettezza del luogo e per le frane soprastanti. Perciò dopo la morte del pio testatore, circa l'anno 1505, cominciarono le fabbriche. Costituirono primariamente la navata centrale della chiesa con le rendite del suddetto La Priola e con danaro contribuito da altri benefattori. Quindi fecero un dormitorio con 9 camere esposte a mezzogiorno e 4 a tramontana.
Le fabbriche rimasero in tale stato pel lungo spazio di un secolo, finché un altro benefattore, il Rev. Maestro Vincenzo Li Vaccari da Ciminna, ridusse la chiesa nella forma attuale col cappellone e le cappelle laterali, e ciò con denaro proprio, con elemosine dei fedeli e col contributo di onze 200 ottenuto dal Comune per la sua cooperazione, come appare per epoca del 28 novembre 1657 presso notar Francesco La Vignerà. Questi lavori furono cominciati nell'anno 1621, eh'è inciso nel pilastro maggiore che guarda ad oriente, e furono finiti nel 1649.
Il convento fu abolito con la legge di soppressione nel 1866 e insieme colla chiesa ceduto al Comune.25
Le congregazioni religiose, appartenenti alla detta chiesa, sono le seguenti.
La compagnia di S. Onofrio, che fu fondata al 1598 nella prima cappella laterale a sinistra di chi entra. Nel detto anno il convento di S. Francesco concesse la sudetta cappella a un certo Marcantonio Colonna e alla consorte di lui, che con memoriale del 26 aprile dello stesso anno ottennero dall'Arcivescovo di Palermo il permesso di fondare una compagnia di S. Onofrio cogli stessi capitoli di quella esistente in Palermo e di poter questuare pel mantenimento di essa. Durò fino al principio del secolo decimonono, poiché nel 1824 contava 32 soci, ed esiste ancora il quadro di S. Onofrio con la sepoltura comune dei confrati, sulla cui lapide si legge la seguente iscrizione: « In divi Onufrii sodali tate sodales conviximus nunc vero donec optata veniant sodalitio marmore copulamur 1621 ».
La compagnia della Concezione, la quale fu fondata nel 1643. Nel detto anno i Padri del convento di S. Francesco, volendo accrescere la devozione a Maria Immacolata, fondarono nella loro chiesa una compagnia colla divisa della Concezione. Ma dopo alquanti anni i confrati della detta compagnia non andarono più d'accordo con essi, e quindi, per essere più liberi nelle loro pratiche religiose, eressero un oratorio in vicinanza della chiesa. Il fondatore fu il Sac. D. Francesco Li Vaccari, beneficiale della chiesa di S. Maria di Loreto, sita in questo territorio, e nella sagrestia di S. Francesco esiste un suo ritratto colla seguente iscrizione: «Vera effigies Rev. Sac. D. Franciesci Vaccari Beneficialis Sanctae Mariae Loreto Purissimae Matris singulari devotione addicti, ipsius oratorii fundatoris, et eximii benefactoris: quod enim vivens semper prae oculis habuit, hoc moriens omnibus suis facultatibus perpetuo ditavit. Obiit die 11 lanuarii 1724 aetatis suae 83 ». Ma nel 1904 la compagnia concesse il detto oratorio alla società filodrammatica Alfieri per l'annuo canone di L. 25,50, come appare per atto del 27 novembre 1905 presso notare Antonino Scimeca, e ritornò nella chiesa di S. Francesco per l'esercizio delle sue pratiche religiose. La congregazione del SS. Viatico, che fu fondata nel 1703 allo scopo di onorare il SS. Sagramento nei viatici e spingere altri a fare la stessa cosa. |
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| Chiesa di San Sebastiano |
| Nel quartiere di S. Sebastiano sono le seguenti chiese: S. Sebastiano, S. Andrea e Anime Sante
La chiesa di S. Sebastiano sorge nella parte superiore del paese e da il suo nome al quartiere omonimo. La sua fondazione è incerta, e si può dire solamente che esisteva sin dal secolo XVI. Anticamente era composta di tre navate, ma nel 1808 i rettori concessero a case le due navate laterali, e quindi essa divenne più piccola. |
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| Chiesa di San Pietro ( detta comunemente del Purgatorio ) |
| Ill prospetto della chiesa del Purgatorio sporge nella Piazza Umberto I, di cui forma l'ornamento principale.
Anticamente la chiesa aveva il nome di S. Pietro, perché in origine fu dedicata a questo santo; ma dopo la fondazione in essa dell'Unione del Miseremini prese il nome attuale. Non si sa l'epoca della sua fondazione, ma è certo che esisteva nel secolo XV (1468). In essa erano solite farsi a suono di campana le riunioni dei giurati e di tutti i cittadini per deliberare cose importanti. Fu resa sacramentale il 18 aprile XIII ind. 1795 con lettera del ciantro della cattedrale di Palermo Dr. D. Bernardino Serio. Pochi anni or sono era cadente e minacciava rovina, onde rimase chiusa al culto per diversi anni (19031906); ma nel 1905 e 1906 fu riportata. La spesa complessiva fu L. 13700, compreso il prospetto e la porta d'entrata.25
A questa chiesa sono aggregate la venerabile Unione del Miseremini, la confraternità dei SS. Crispino e Crispiniano e quella di Maria SS. Addolorata.
L'Unione fu fondata nel 1602 collo scopo di suffragare i morti e di convertire le anime, e a 12 settembre XV ind. 1631 ottenne il privilegio di essere aggregata all'Unione delle anime purganti di S. Matteo in Palermo. Essa ha molte rendite annuali, che ascendono in tutto a L. 2903,18 e nel 1909 furono trasformate a beneficio dell'ospedale.
La confraternita dei SS. Crispino e Crispiniano fu fondata nel 1620 con atto del 15 gennaio presso il not. La Vignerà da Ciminna, ed approvata dal viceré Conte di Castro il giorno 29 dello stesso mese. I confrati devono essere tutti calzolai e si riuniscono una volta l'anno il 25 ottobre nella festa dei detti santi.
La confraternita di Maria SS. Addolorata, sotto il titolo della Solitudine, fu fondata nel 1774. In origine aveva per fine principale quello di seppellire i cadaveri dei poveri, che non possono sperare esequie all'anima ed avere il corpo cristianamente sepolto. Ebbe il titolo sudetto, perché Maria SS. trovò di grande conforto l'opera di Giuseppe d'Arimatea e di Nicodemo, che deposero dalla croce il Cristo e lo seppellirono con molto onore. |
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| Rettoria del Ss.mo Salvatore ( detta comunemente di San Domenico ) |
| Un'altra chiesa importante è quella di S. Domenico, Nel 1510 due benefattori, chiamati Giacomo e Nicolo di Bilie, donarono all'ordine dei Domenicani un luogo, sul quale essi fondarono il convento col nome del SS. Salvatore. Esso nel 1520 fu accettato dal Rev. Generale Maestro Fr. Garsia di Loaisa, e il primo priore fu il Rev. P. Fr. Tommaso della Caraca. Di ciò si ha notizia in una lapide antichissima, che fino all'epoca della soppressione era sopra la porta del convento e in cui erano scolpite le seguenti parole: « Hunc locum dedit Praedicatorum ordini devota domus de Bilie MDX, qui sp. Conventus fuit hic acceptatus per Rev. Generalem Magistrum Garsiam a Loaysa Hyspanum MDXX. Et primus Prior fuit Ven. fr. Thomas de la Caraca ».
La chiesa, annessa al convento, fu sin dalla sua origine dedicata al SS. Salvatore, e ciò si rileva dall'iscrizione esistente nell'arco del cappellone: Dea Salvatori nostro. Essa con breve pontificio del 2 aprile 1536 fu data all'ordine con facoltà di farvi tutti gli esercizi spirituali, fabbricarvi e farne uso come cosa propria. Sulla fondazione della detta chiesa si può dire solamente che esisteva prima del convento, come si rileva dal MS. del Muscia, conservato nella Biblioteca Comunale di Palermo e segnato colle lettere Qq E 13, col titolo: «Notitiae variae ex reg. Curiae Arch. Pan. », nel quale a pag. 47 si legge: «A 13 febbraio 1510 fu data licenza ad istanza dell'Università di Ciminna ai frati di S. Domenico di costruire in vicinanza della chiesa del SS. Salvatore un convento salvis tamen iuribus, quae de iure competi possunt ordinario». Ciò è confermato anche dall'iscrizione di una campana, la quale fu fusa per la detta chiesa e porta la data del 1494 «XPS. vincit. XPS. regnat. XPS. imperai MCCCCLXXXXIIII ». Da quell'epoca in poi i Domenicani tennero la chiesa come cosa propria, facendo delle fabbriche, degli adorni e anche delle concessioni di suolo.
Il più insigne benefattore del convento S. Domenico fu D. Guglielmo Ventimiglia, marchese di Ceraci e allora barone di Ciminna, il quale concesse ad esso due salme e mezzo di terre incolte, franche da ogni peso, per piantarvi una vigna per uso dei frati, come infatti fu eseguito. Questo convento fu detto insigne nel Lexicon topographicum di Vito Amico, ed era rinomato per l'istituzione delle scuole pubbliche fondate dal barone D. Alonso Spatafora e per la dimora fattavi da uomini illustri per dottrina e santità di vita. Fra questi accenno al P. Maestro Ottaviano Bulgarino da Ciminna, del quale parlai a pag. 145146, al P. Maestro Gius. Gigante, che fu provinciale di Sicilia, visitator generale nella Puglia, e qualificatore del Santo Officio, al P. Maestro Enrico La Monica, priore del convento di S. Zita in Palermo, al Rev. P. Fr. Bernardino Faso, oratore e poeta che pubblicò varie opere, cioè la Notte sacra del S. Natale, la Morte di Cristo, le Cinque Vergini Palermitane, l'Esequie di S. Rosalia ed altre, al Baccelliere P. Fr. Vincenzo Maria Alberti,36 che insegnò filosofia e teologia agli studenti religiosi del convento, al Baccelliere P. Fr. Vincenzo Brancato da Ciminna; del quale si parlò a pag. 148 e 149 e finalmente a Fr. Lucca da Ciminna e al P. Santo Grec da Malta, che vissero e morirono in fama di santità e dei quali si parlerà in altro luogo di questa storia. Il convento fu soppresso con la legge 7 luglio 1866, e poi venduto a un privato.
In questa chiesa, e precisamente dinanzi la cappella di San Vincenzo Ferreri si legge la seguente iscrizione, riportata da Francesco Maria Emanuele marchese di Villabianca a pag. 243 del suo manoscritto intitolato: Iscrizioni sepolcrali della Sicilia, esistente nella biblioteca comunale di Palermo e segnato Q' D 123: « Art. Med. Professor D. Vincentius Deodato, postquam semel Capitanei, bis lurati munera exercuisset, ea qua ligabatur coniugi lege solutus, mundo valedicens, altari se mancipavit Sacerdotio initiatus, et Ben. lis titulo insignitus. Fundatis una cun Rev. Sac. D. Sebastiano Deodato pariter Art. Med. Professor tribus beneficiis, buie a se constructo S. Vincentii sacello addictis per acta Not. D. Bernardi Cirincione, morte praeventus aetatis suae anno, non sine cariss. fratris, civium omnium, quibus erat benemeritus, moerore, diem claudens extremum 21 Decembris 1792 hic tumulatur».
Nella detta chiesa esiste la compagnia del SS. Nome di Gesù, che fu fondata nel 1570 e nell'anno seguente eresse la cappella omonima, che appartiene ad essa. Ogni anno il primo gennaio vi si celebra la festa della Circoncisione colla processione d'una statuetta del Bambino, che fu donata alla detta compagnia nel 1667 con testamento di Maestro Antonino Scorsone, fatto il 25 novembre XIII ind. presso il notar Giovanni de Aijra da Ciminna. |
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